L’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) è un disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, riconosciuto dal DSM-5, che può manifestarsi fin dall’infanzia e influenzare il benessere fisico, emotivo e sociale dei bambini e degli adolescenti.
A differenza di altri disturbi alimentari, come l’anoressia nervosa, l’ARFID non è legato alla paura di ingrassare o all’immagine corporea, ma a una forte selettività alimentare, alla paura di determinate conseguenze del mangiare o a uno scarso interesse verso il cibo.
Come riconoscere l’ARFID nei bambini?
Un bambino con ARFID può rifiutare determinati alimenti per il loro sapore, odore, colore o consistenza, oppure sviluppare una forte paura di soffocare, vomitare o sentirsi male durante i pasti.
Queste difficoltà vanno oltre le comuni preferenze alimentari infantili. Quando la restrizione diventa persistente, può provocare carenze nutrizionali, difficoltà nella crescita e un significativo disagio nella vita quotidiana.
Anche le relazioni sociali possono risentirne: mangiare a scuola, partecipare a una festa o condividere un pasto con gli amici possono diventare situazioni fonte di ansia e disagio.
Riconoscere precocemente questi segnali è fondamentale per comprendere le difficoltà del bambino e individuare il supporto più adeguato.
Come possono aiutare i genitori?
Di fronte a un bambino che rifiuta il cibo, è importante evitare pressioni, punizioni o forzature, che rischiano di aumentare l’ansia e rendere il momento del pasto ancora più difficile.
Un atteggiamento empatico, paziente e collaborativo può aiutare il bambino a sentirsi compreso e al sicuro.
L’introduzione di nuovi alimenti dovrebbe avvenire gradualmente, rispettando i suoi tempi e le sue sensibilità. Coinvolgerlo nella scelta e nella preparazione dei pasti può favorire la curiosità e una maggiore familiarità con il cibo, senza trasformare ogni assaggio in un obbligo.
È altrettanto importante ascoltare le sue paure, valorizzare i piccoli progressi e accompagnarlo con gradualità anche nelle situazioni sociali legate all’alimentazione.
Queste strategie devono essere adattate alle caratteristiche del bambino e, in presenza di un disturbo, concordate con professionisti specializzati.
Il trattamento dell’ARFID: un approccio integrato
Il trattamento dell’ARFID richiede una valutazione approfondita e un approccio multidisciplinare, che può coinvolgere pediatri, nutrizionisti, psicologi e psicoterapeuti specializzati nei disturbi alimentari.
La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare ad affrontare le paure legate al cibo e a sviluppare gradualmente una maggiore flessibilità alimentare. Il supporto nutrizionale permette invece di monitorare la crescita e prevenire eventuali carenze.
In presenza di esperienze traumatiche legate all’alimentazione, possono essere valutati anche interventi psicoterapeutici specifici, in base alla storia e ai bisogni individuali.
Nel mio approccio ritengo importante esplorare anche la dimensione emotiva e relazionale del bambino, per comprendere se e come le sue esperienze, le insicurezze e le modalità di gestione delle emozioni possano contribuire al disagio alimentare.
Il lavoro con la famiglia rappresenta una parte fondamentale del percorso, perché permette ai genitori di acquisire strumenti per sostenere il proprio figlio con maggiore consapevolezza.
Accompagnare il bambino verso un rapporto più sereno con il cibo
L’ARFID è un disturbo complesso, ma può essere affrontato attraverso un percorso terapeutico personalizzato.
Ogni bambino ha una storia, sensibilità e bisogni differenti. Per questo è importante non concentrarsi esclusivamente su ciò che mangia o rifiuta, ma comprendere la persona nella sua interezza.
Ascolto, pazienza, intervento precoce e collaborazione tra famiglia e professionisti sono elementi fondamentali per accompagnare il bambino verso un rapporto più sereno con il cibo e con se stesso.
